2019
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a cura di Luca Monaco Giuseppe Virelli
“Nihil obstat quominus imprimatur…”
Un corpo schermo. Un ente interferenziale fra Identità e mondo. Così come la memoria è funzione interferenziale fra Io e mondo. Tramite il corpo proiettiamo al mondo i nostri modi di essere, i nostri pensieri, le nostre emozioni e riceviamo impressioni del reale. Siamo in definitiva sia proiettori delle nostre storie che schermi delle storie altrui. Sul corpo, dall’interno, mettiamo a fuoco emozioni, pensieri, impressioni…volontarie o involontarie tramite parole, azioni e reazioni, volute o automatiche.
Dall’esterno, grazie al corpo, raccogliamo segni reali: dialoghi, incontri, impressioni siche, reazioni emotive, intuizioni. Il corpo, in queste immagini, si fa specchio. Potenzia la sua già alta capacità proiettiva intrinseca. Il corpo è un organismo semantico. É una macchina produttrice di segni che si nutre di senso.

Questa amplifica e complica la sua potenza grazie ad un processo di collisione proiettiva con altri strumenti deputati alla proiezione e grazie ad altri frammenti proiettabili: oggetti semantici relativi o assoluti.
Il corpo è un proiettore multiverso, crea galassie da dentro a fuori e da fuori a dentro.
Il flusso proiettivo viaggia libero e fecondo e l’estetica del corpo segnato diviene grammatica di correnti linguistiche, di trame possibili o addirittura di storie impossibili.
“questo è il mio corpo, io non ci sono”
Eppure Carlo Gajani c’è, anzi in queste proiezioni siamo tutti presenti con la nostra memoria collettiva e privata insieme. I codici miniati, gli antichi testi a stampa, la poesia di Montale, le opere d’arte e lo Skyline newyorkese sono vettori ritentivi di una cultura condivisa, mentre le diciture identificative (nome, cognome, altezza, sesso, nazionalità, stato civile, gruppo sanguigno, ecc.) riflettono un personale pubblico che tutti noi siamo chiamati a completare con la nostra mente. La dualità di questa operazione trae forza e s’invera, non a caso, nella scelta da parte dell’artista di proiettare questi indici mnemonici su corpi di modelle anonime (senza volto), in modo tale da evitare pericolose derive intimiste. Inoltre, usare la pelle come fosse una pagina bianca o, meglio, uno schermo capace di trasmettere sotto forma d’immagini il ‘nostro’ vissuto in divenire, rafforza l’idea di una storia che respira, pulsa e che reagisce sensibile all’inevitabile scorrere del tempo. Questi ‘tatuaggi virtuali’ non sono altro che il segno visibile della nostra civiltà occidentale di cui tutti noi siamo allo stesso tempo eredi, testimoni e protagonisti.

Prossimo evento ++ ART CITY 2026 ++ A BODY ENGINEERED BY WATER di CLAUDIA AMATRUDA a cura di FUORISEDIA e SARA PAPINI

